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L'ITALIA NON TEME IL CONTAGIO DELLA GRECIA. E IL NOSTRO GOVERNO TUTELA I POSTI DI LAVORO E IL REDDITO DELLE FAMIGLIE
Di Michela Vittoria Brambilla

Care amiche e cari amici Promotori della libertà, è impossibile in questi giorni non parlare della Grecia, che in Europa è un nostro vicino di casa. E' un vicino in forti difficoltà economiche, che si stanno traducendo in forti tensioni sociali, purtroppo con un bilancio di morti e feriti. Il nostro governo, a nome dell'Italia, è stato tra i primi in Europa a sostenere la necessità di fornire un aiuto immediato e generoso alla Grecia. Quando la casa del vicino brucia, è urgente dare una mano a spegnere il fuoco, per evitare che si propaghi. Anche il governo della signora Merkel, che era all'inizio titubante, alla fine ha convenuto che la nostra proposta era quella giusta. Per questo l'Unione europea e il Fondo monetario hanno deciso di soccorrere la Grecia con 110 miliardi di prestiti, al quale l'Italia contribuisce con 5,5 miliardi: un contributo totale davvero forte se si considera che il pil greco è di circa 280 miliardi di euro l'anno. Il nostro aiuto non esime la Grecia da una energica manovra per ridurre il debito pubblico: i salari pubblici saranno ridotti del 20 per cento, le pensioni e i salari privati congelati, i numerosi privilegi aboliti, le imposte aumentate. Aiutare la Grecia oggi significa avere a cuore con i fatti non solo il futuro dell'Unione Europea, ma anche il benessere degli italiani e la coesione sociale nel nostro Paese. Benessere e coesione che il nostro governo ha saputo garantire negli ultimi due anni con misure sagge e lungimiranti, come hanno riconosciuto tutte le autorità monetarie e gli osservatori economici internazionali. L'Italia non teme il contagio della crisi greca. Lo dico con orgoglio e so che nessuno potrà smentirlo, tanto meno la sinistra che per mesi in passato, pur di contrastare l'azione del governo, non ha esitato a denigrarci sui giornali stranieri, con un comportamento irresponsabile e anti-italiano. A differenza di quanto la sinistra ci ha chiesto, il nostro governo non ha fatto più spese e più debito. Se l'avessimo fatto, ora ci troveremmo nelle stesse condizioni della Grecia. Proprio questa prudenza ci viene ora riconosciuta come un titolo di merito, e portata a modello per altri Paesi in crisi. Soprattutto per i cosiddetti Pigs, che prima veniva scritto con due i - Piigs - per comprendere anche l'Italia, mentre ora questo acronimo comprende Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Dunque, non è vero ciò che sostiene la sinistra quando dice che abbiamo fatto soltanto sfoggio di ottimismo per contrastare la crisi. Abbiamo operato con fatti concreti, senza mettere le mani nelle tasche dei contribuenti. I risultati ora ricevono elogi in campo internazionale. L'Ocse e il Fondo monetario hanno accertato nei giorni scorsi che l'Italia ha una disoccupazione inferiore alla media europea. A tutti coloro che hanno perso il lavoro il nostro governo ha comunque garantito un tutela, mettendo in campo per gli ammortizzatori sociali risorse senza precedenti, pari a una disponibilità di 34 miliardi di euro. Gli ammortizzatori sociali, per la prima volta, sono stati estesi anche ai lavoratori autonomi, che finora ne erano esclusi. E questo ha garantito la tenuta della coesione sociale. In aprile abbiamo avuto alcuni segnali positivi: per la prima volta le richieste di cassa integrazione all'Inps sono diminuite del 5,7 per cento rispetto al mese precedente; ancora più significativa la diminuzione della cassa integrazione ordinaria (meno 22,5 per cento), mentre per quella straordinaria le richieste si mantengono elevate. E' segno che la crisi sarà ancora lunga. Ma l'Italia ha già predisposto le misure per venirne fuori, senza che le famiglie e le imprese abbiano a soffrirne oltre ciò che hanno già sofferto. Non solo. Stiamo già pensando al dopo, per fare in modo che l'Italia possa beneficiare della ripresa economica, quando si materializzerà, con un fisco più moderno e istituzioni più vicine alla gente. Per questo faremo, con i tempi dovuti e con tutti gli approfondimenti necessari, una profonda riforma del fisco per trasferire l'imposizione dalle persone alle cose, così da alleggerire il peso delle tasse sul lavoro. E attueremo il federalismo fiscale, per fare in modo che coloro che pagano le imposte possano controllare meglio il loro utilizzo in sede locale; nello stesso tempo faremo in modo che i Comuni siano coinvolti nel contrasto dell'evasione fiscale, così che ogni euro di evasione scoperto possa trasformarsi in un euro di minore pressione fiscale. Concludo con un invito alla fiducia, che chiedo ai Promotori della libertà di trasmettere ai loro familiari, agli amici e ai colleghi sui posti di lavoro. Il nostro governo sarà solidale con la vicina Grecia, ma continuerà ad esserlo ancora più con le famiglie e con le imprese italiane, soprattutto con i giovani, perché le giovani generazioni portino nella mente e nel cuore un ricordo positivo di quanto il nostro governo ha saputo fare per evitare all'Italia i tremendi guasti che hanno colpito un intero popolo, nostro vicino in Europa.
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